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Ero in Germania. Era ottobre del 2019. Ero in macchina che giravo a trovare clienti. Inizio a ricevere dei messaggi sul cellulare. Era Francesco Paolo Valentini, amico sincero da ormai qualche anno, che mi chiedeva se anche io avessi ricevuto da poco un volantino e un invito ad una riunione pubblica organizzata in paese per promuovere la costruzione di una centrale a biometano, un vero e proprio impianto industriale che, avremmo scoperto di li a poco, era atto non solo allo smaltimento di potature ( impianto Green) ma principalmente destinato al trattamento della FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano). La localizzazione di tale impianto era stata  individuata in una zona agricola di pregio ed in prossimità del fiume Tavo ignorando totalmente i gravissimi rischi per l’ambiente, l’agricoltura, il turismo e, soprattutto, la salute pubblica dei cittadini. L’investimento veniva pubblicizzato come  “Green economy” o “Economia circolare”,  un impianto che avrebbe processato, in un territorio di 7000 anime, 62.000 tonnellate di rifiuti l’anno. Se si pensa che le province di Bologna e Modena producono, nell’insieme, 90.000 tonnellate di FORSU annue, è stato facile intuire che i rifiuti (principalmente FORSU) processati sarebbero provenuti principalmente da altri territori regionali.

Non da ultimo e non di poco conto erano i dubbi sul soggetto proponente l’investimento che nasceva nel 2018, proprio l’ anno in cui il governo determinava lo stanziamento di 4 miliardi di euro di incentivi in favore della produzione di biometano.

 

Pochi minuti dopo aver ricevuto quel messaggio, ero parte di un gruppo di azione sul territorio insieme a moltissime realtà di Loreto Aprutino, aziende vinicole, olivicole, ristoranti, hotel, birrifici, e molti altri cittadini che avevano alzato le antenne di fronte al rischio che il loro territorio stava correndo.

Iniziammo a lavorare sodo, quel mese, per opporci con tutte le nostre forze ad un tale abominio che avrebbe vanificato secoli di storia che hanno fatto di Loreto Aprutino, grazie alla famiglia Valentini, una delle capitali indiscusse dell’enologia italiana, la cui fama ha di gran lunga valicato i confini nazionali. Ma anche capitale di olio e biodiversità e cultura e tradizioni. Scriveva Raffaele Cavallo, delegato regionale Slow Food:

“Ho ragione di credere che siamo davanti ad atteggiamenti improntati ad autolesionismo distruttivo.

Non credo che nelle Langhe, piuttosto che a Montalcino, un simile progetto possa mai varcare le soglie dello locali Amministrazioni Comunali.”

Ci stringemmo in 6 aziende per coordinare bene le azioni, la stampa e la difesa del territorio e fu cosi che iniziai a conoscere più da vicino Antonella Di Tonno e Rodrigo Redmont, senza l’impegno e la determinazione dei quali nulla sarebbe stato e sarebbe oggi possibile, né in difesa né nella costruzione del percorso che ci accingiamo a percorrere. Ho conosciuto meglio Gaetano Carboni e la sua vocazione di produttore agricolo legato a doppia mandata all’arte contemporanea, Stefano Papetti, produttore biodinamico al quale per sempre sarò riconoscente per avermi fatto conoscere il Chronicon Casauriense (L. Feller; Les Abruzzes Médiévales;1998). E Fausto Albanesi e Adriana Galasso, produttori serissimi e soprattutto simpaticissimi con i quali è davvero entusiasmante l’idea di condividere il percorso. E naturalmente Elena Guzman e Gabriele Valentini imprescindibili sostenitori e animatori del gruppo.

Dopo 3 anni, una pandemia e una guerra alle porte di casa in corso, ci siamo costituiti in rete, con l’obiettivo della

 

 

tutela, la difesa e la valorizzazione del territorio,  da un punto di vista agronomico,  storico-paesaggistico e turistico. 

E’ all’interno di questa intenzione di ampio respiro che si inseriscono i due progetti già in fase di reailizzazione  sul territorio: il progetto di zonazione legato alla costituita Comunità di prodotto e territorio In Vino Lauretum per il quale di grandissimo supporto sono Gabriele Valentini, loretese doc  agronomo  e ricercatore all’Università degli studi di  Bologna e Giorgio D’Orazio, giornalista amico e loretese d’adozione   e il progetto Nidi in Campagna, in collaborazione con la SOA , che prevede la diffusione di nidi artificiali che favoriscano la riproduzione di quelle specie di uccelli, prevalentemente insettivori, utili all’ agricoltura e che con la loro presenza rappresentano dei veri e propri indicatori di qualità ambientale.

Ad Maiora, a Loreto Aprutino

Custodes Laureti, nasce la rete d’imprese dei vignaioli di Loreto Aprutino

Loreto Aprutino, nasce la rete d’imprese dei produttori vitivinicoli “Custodes Laureti”

https://www.ilcentro.it/pescara/loreto-dal-borgo-alla-rete-di-imprese-di-produttori-vitivinicoli-1.2822412

https://www.ilpescara.it/attualita/custodes-laureti-rete-produttori-vino-loreto-aprutino.html

“CUSTODES LAURETI”, NASCE RETE PRODUTTORI VITIVINICOLI DI LORETO APRUTINO