Qualche riflessione sul senso del marchio Ciavolich, sulla sostenibilità e sull’amore.
Il 2025 che se ne va è stato un anno intenso in cui il cammino non si e’ mai fermato.
Il lavoro, la vigna, la cantina, la responsabilità di rimettere in equilibrio ciò che le pessime annate 2023 e 2024 avevano messo seriamente alla prova, mi hanno tenuta lontana dalla possibilita’ di scrivere.
Non per mancanza di pensiero, ma per mancanza del giusto tempo.
Quando sei dentro fino in fondo alle cose, non sempre riesci a fermarti a raccontarle.
E allora mi prendo un momento, a cavallo dell’anno, per rimettere in chiaro quei punti fermi che stanno dietro alla mia produzione di vino. Perche’ dietro un vino c’e’ sempre un pensiero.
Lo faccio ad uso mio e di tutti coloro che, incuriositi da questa nostra azienda agricola o dai nostri vini, vogliono capirne un po’ di piu’.
Per me il vino è’ sempre stato sinonimo di responsabilità.
Non l’ho ereditato come si eredita un mestiere. Non è mai stato un destino inevitabile. Piuttosto una scelta di coscienza.
E poi si è trasformato in linguaggio, quello che uso per parlare di ciò che mi appartiene: il lavoro, il tempo e le relazioni umane.
La mia visione di agricoltura ha a che fare con il desiderio di trascendenza e con quello di benessere: la volontà di lasciare alle future generazioni un’eredità migliore di quella ricevuta in dote si unisce alla voglia di creare un luogo in cui le persone che vi lavorano possano trovare felicità e soddisfazione umana.
I termini che uso per definire Ciavolich sono: Storia, Cultura, Territorio.
La storia è la fonte, il principio di realtà. Con il termine “cultura” intendo il processo etico e intellettuale che guida il nostro operato: produrre vino è l’atto di un’impresa agricola gestita da persone che hanno un pensiero, che ne siano o meno consapevoli. Il territorio è la terra d’origine, gli odori, le esperienze vissute. Il territorio è il luogo dell’identita’.
Sono cresciuta così: in una famiglia antica tra la terra e i libri, tra il lavoro concreto e il pensiero.
Per questo il vino, per me, è sempre stato il modo per dare continuità a una memoria familiare e mai un semplice prodotto.
Ho imparato presto che produrre vino significa esporsi.
E d’altra parte e’ solo cosi che il vino smette di essere solo un prodotto e diventa un atto di verità’.
Ho sempre provato una profonda insofferenza per il dogmatismo vinicolo, pregno di narrazioni assolute, definizioni rigide, etichette ideologiche e vini ritenuti “giusti” per principio.
Il vino dei miei sogni ha bisogno di coscienza e di un pensiero retrostante, non di dogmi.
E’ per questo che per me la sostenibilità non è mai stata solo una questione ambientale da rivendicare con etichette che con una mano rassicurano il popolo e dall’altra nascondono scelte insostenibili.
La sostenibilità, se vuole essere reale, non può che essere anche sociale ed economica.
Deve riguardare le persone che lavorano ogni giorno in azienda, la loro dignità, la possibilità di riconoscersi in ciò che fanno.
Deve riguardare la tenuta economica di un’impresa agricola, la sua capacità di durare nel tempo senza consumare sé stessa.
Un’azienda che nel tempo consuma le proprie risorse umane o finanziarie per immolarsi ad un principio non è sostenibile.
La sostenibilità è una responsabilità complessa fatta di scelte quotidiane e compromessi intelligenti.
Un’azienda sostenibile è un luogo in cui si può restare e in cui le persone non sono semplici ruoli, ma parti vive di una missione condivisa.
Ho sempre cercato di costruire un ambiente di lavoro il più possibile felice, in cui si lavora consapevoli del senso più profondo che sottende al marchio.
In cui ci si sente visti, ascoltati, coinvolti.
In cui si cresce insieme, anche attraversando momenti difficili.
Il vino che produciamo nasce da questo.
Nasce dal silenzio, dal tempo, dalla capacità di restare fedeli a un pensiero, anche quando è faticoso.
Lontano dal rumore, dalla velocità, dall’urgenza di apparire.
Chiudo questo 2025 senza bilanci celebrativi ma con la consapevolezza invece di aver camminato molto e di dover ancora tanto camminare. 
Sempre insieme alle persone che amo di più al mondo: mia figlia, mia madre e Fernando, miracolosamente tornato nel mio presente e con cui continuo, da tanto tempo, a condividere l’amore, lo sguardo sul mondo e, naturalmente, la storia, la cultura e finalmente anche il territorio.





