I primi anni del 900 vedono protagonista Giustino Ciavolich, uno dei tre figli di Donna Ernestina e Giuseppe Ciavolich che fu destinato alla carriera militare e mandato a Pinerolo, cittadina piemontese famosa in tutto il mondo per la sua Scuola Nazionale di Cavalleria e che fu Ufficiale di Cavalleria durante la Prima Guerra Mondiale. Furono gli anni della Bell'époque della caccia alla volpe a Roma, delle gare ippiche a Piazza di Siena, delle frequentazioni prestigiose come quella con Francesco Baracca anch'egli Ufficiale di Cavalleria, e furono importanti anche per il progetto iniziato da Giustino di incremantare la propietà fondiaria e valorizzare l'attivita' agricola della famiglia. La cantina costruita nel 1853 da Don Ciccillo era ancora in piena attivita' e le stagioni si susseguivano con le pratiche colturali che dettavano i tempi del lavoro.

Arrivarono gli anni 40 e con essi la Seconda Guerra Mondiale. Giustino Ciavolich passava a miglior vita nel 41 e lasciava eredi, oltre alla moglie Donna Giuseppina Berardi di Ortona, i figli Giuliana e Giuseppe Ciavolich, allora adolescenti. Nell'ottobre del 1943 i tedeschi occuparono il Palazzo Ciavolich e vi stabilirono il loro Quartier Generale permettendo alla famiglia e a molti dei cittadini di Miglianico di rifugiarsi nelle grotte sotterranee scavate nell'arenaria proprio tra quelle botti che accoglievano il vino appena pigiato in vendemmia. I tedeschi nascondevano i carri armati al primo livello della cantina, affinché non fossero intercettati dagli aerei alleati. I civili resistettero dall'ottobre al dicembre del 1943. L'8 dicembre arrivarono le SS che costrinsero tutti i rifugiati ad evacuare il paese a causa dell'imminente battaglia dovuta al progressivo avvicinamento del Fronte Sud. I Ciavolich e i Berardi ripararono dapprima nel Palazzo di Chieti e di qui sfollarono a Macerata, nelle Marche. Vi restarono fino al passaggio del fronte e alla fine della guerra. Giuseppe Ciavolich, allora 14enne, torno' per primo a casa, a piedi e da solo, salvo per gli ultimi chilometri quando, stremato e scoraggiato, fu tratto in salvo da un camioncino di soldati canadesi che gli offrirono un passaggio fino a Pescara